E' di ieri la notizia che, di fatto, il cofondatore del PdL e presidente della Camera dei Deputati, on. Gianfranco Fini, non ha più, ufficialmente, la fiducia del partito che ha contribuito a far nascere. Questa scelta era forse inevitabile visto che in questi giorni il numero di "fronti di scontro" tra i due principali esponenti del PdL, Fini e Berlusconi, è lievitato notevolmente toccando diverse tematiche, anche sensibili, della vita del Paese.
Personalmente non ho mai capito, e continuo a non capire, le ragioni che portano un elettore italiano a votare per Silvio Berlusconi. E', infatti, sotto gli occhi di tutti quanto i proclami fatti dall'attuale Presidente del Consiglio siano puramente demagogici e privi di ogni riscontro in quella che è poi, nella realtà, la sua azione di governo; tanto per fare due esempi prenderò in considerazione i concetti che ha il Primo Ministro di "moralità" e di "libertà" (così cara al nostro Premier da usarla nel nome del suo partito).
Ognuno, ogni essere umano, ha i propri vizi, le proprie virtù, i propri difetti ed i propri pregi, ogni essere umano è unico e merita, comunque, tutto il rispetto e la comprensione; partendo da questo concetto è possibile affrontare il problema della moralità.
In questi ultimi anni si sono visti "scandali" su entrambi i fronti della Politica italiana: i casi Sircana e Marrazzo nel centro-sinistra ed i casi D'Addario e Zaccai per il centro-destra (tanto per fare degli esempi). La prima cosa che "salta all'occhio" è che in tre casi su quattro il nome dello scandalo è associato al politico coinvolto (Sircana, Marrazzo e Zaccai) e solo in un caso il nome del politico coinvolto risulta "occultato" (D'Addario) dove, guarda caso, il politico coinvolto altro non era che il Presidente del Consiglio, on. Silvio Berlusconi). Una differenza da poco? Ovviamente no visto che l'associazione del nome, e della faccia, di un Politico ad uno scandalo dovrebbe, in un paese "normale", significare la perdita della fiducia degli elettori quindi la scelta di attribuire il nome del non-politico allo "scandalo" ha l'unico scopo di proteggere la reputazione del Politico coinvolto.
Certamente: la scelta del nome da attribuire ad uno scandalo non spetta ai diretti interessati ma ai giornalisti ed è quindi curioso notare questa "omertà bianca" da parte degli organi di stampa che si sono tanto prodigati per "dissociare" il nome di Berlusconi da questo "scandalo" (nel caso del Tg1 il caso D'Addario era solamente del "gossip" ma, ovviamente, non lo erano i casi Marrazzo e Sircana).
Ora, qual'è la questione di fondo? Nel caso del centro-sinistra non vi è mai stato nessuno, a mia memoria, che si sia eretto a ruolo di "moralista moralizzatore", non vi è mai stato nessuno che abbia indetto il "family day"; al contrario fu proprio il Presidente Berlusconi (all'epoca leader dell'opposizione) ad indire la "giornata della famiglia", ciò era di per se ironico (un divorziato-risposato si ergeva a "paladino della famiglia"), ovviamente senza considerare il fatto che frequentasse (leggasi "andava a letto") "dame di compagnia" come la, ormai nota, D'Addario. A tal proposito poco importa il fatto che sapesse o meno quale fosse la "professione" delle donne in questione, chi le pagasse, se si concedessero a lui per potere, denaro, curiosità, amore, ... lui, ai tempi, era un uomo sposato, qualcuno che "difendeva la famiglia"; se fosse stato retto e corretto non avrebbe ceduto alla tentazione e se fosse stato sincero con gli italiani, in primo luogo coi propri elettori, avrebbe avuto un atteggiamento ben diverso.
In fine, per quanto riguarda la questione "morale", vorrei aggiungere che nel caso di esponenti del centro-sinistra coinvolti in scandali di questo tipo vi è sempre stata l'onestà di rimettere il proprio incarico istituzionale mentre nel caso del centro-destra ciò non è mai avvenuto.
Nel caso della libertà, invece, ogni italiano che non abbia le "fette di salame sugli occhi" si rende conto di quanto strano sia il concetto fatto proprio dal nostro Presidente del Consiglio: la libertà di esprimersi liberamente, anche per organizzare traffici illeciti o atti criminali, è più importante della libertà di stampa e di indagine e, sul fronte interno, vi è la sola libertà di pensarla come Berlusconi.
Per quanto riguarda la libertà di informazione e di indagine è già stato detto e scritto molto e non è mia intenzione dilungarmi oltremodo su questo argomento, tuttavia, mi prendo un piccolo spazio solamente per dire che se i media non avessero più piena libertà di stampa certi scandali, come i sopracitati, non verrebbero più alla luce e così gli italiani non verrebbero mai a sapere se il "paladino della famiglia" tradisce o meno la moglie (di primo, secondo, terzo o quarto letto che sia), non si saprebbe questo e molto altro ancora che, pur non avendo alcuna rilevanza penale, offrono una visione più chiara e completa delle persone che ci rappresentano nel mondo e che sono pagati coi nostri soldi per governare ilo nostro paese. Cosa accadrebbe se, per esempio, un elettore di fede cristiana dovesse scoprire che un rappresentante del partito per cui vota dovesse appartenere ad una setta satanica? E' un esempio "forte" ed inverosimile, lo so, ma è un paragone che "calza" abbastanza. Se io fossi quel tipo di elettore chiederei l'espulsione immediata di quel componente del partito e, di sicuro, vedrei il tutto sotto una luce diversa, per quanto riguarda gli elettori del PdL per il caso D'Addario, invece, vi è stata la reazione opposta: si sono dimenticati completamente di "Silvio il moralizzatore, ideatore del family-day", ed hanno perdonato, se non addirittura esaltato, il "Silvio fedifrago"; tornando al paragone con il politico satanista sarebbe come se gli elettori cristiani rinnegassero la propria fede, in senso letterale, per perdonare ed esaltare l'esponente della setta satanica.
La libertà di stampa e di pubblicazione degli atti e delle intercettazioni anche, e soprattutto, di quelle non penalmente rilevanti, è una libertà molto importante perché offre l'immagine reale di chi è chiamato a rappresentarci e quindi fornisce un'immagine più vicina a quella che questi soggetti danno di noi al mondo intero, nelle stanze dove giornalisti e telecamere non possono entrare (non mi riferisco alle "camere da letto" ma alle "camere del potere").
La questione di "libertà interna al Partito" è altrettanto delicata, se non di più. Come scrivevo sopra il Presidente della Camera è stato, di fatto, espulso dal partito che aveva contribuito a far nascere. Tralasciando la mia opinione personale, secondo cui la scelta fatta ai tempi dal gruppo dirigente di AN (Alleanza Nazionale) di sciogliere il partito per confluire nel PdL sia stato un errore madornale, va constatato che è a dir poco "sconcertante" l'atteggiamento di chiusura assunto dal Presidente del Consiglio e dai coordinatori del PdL.
Non solo hanno espulso uno dei due cofondatori, ma hanno anche "deferito" ai probiviri tre parlamentari vicini allo stesso Fini, al contrario hanno fatto quadrato attorno a personaggi del calibro di Dell'Utri, Verdini, Scajola, ... che, in alcuni casi, risultano essere stati condannati (credo anche in via definitiva) per reati gravi quali, se ricordo bene, la collusione con la mafia.
Trovo agghiacciante un partito, o popolo, che difende a spada tratta un sottosegretario al Tesoro che risulta indagato per mafia, trovo inconcepibile il fatto che difende un sottosegretario alla Giustizia indagato per aver "cospirato" e per appartenere ad una "associazione segreta" (quale la P3); sia ben chiaro: trovo altrettanto sconvolgente quando un prelato accusato, o indagato, di pedofilia risulta semplicemente "trasferito a nuovo incarico", ma sempre a contatto coi giovani, e la questione archiviata dalle gerarchie ecclesiastiche o quando un operatore sanitario accusato, o imputato, per atti di negligenza, maltrattamenti, atti volontari lesivi dei pazienti possa continuare a lavorare presso enti pubblici o privati mettendo così a rischio l'incolumità di chi, in piena fiducia, mette la propria salute, o addirittura la propria vita, nelle sue mani.
A mio avviso, per una questione "morale", in caso di imputazione un soggetto, non importa la professione, dovrebbe essere allontanato da quegli ambienti presso cui potrebbe aver commesso il reato questo, pur restando nel pieno rispetto della presunta innocenza, presupponendo un'eventuale congruo rimborso ed immediato reintegro nel caso di piena assoluzione. Sempre riprendendo gli esempi fatti in precedenza: un sottosegretario dovrebbe essere rimosso dal proprio incarico e dovrebbe diventare un comune parlamentare senza incarichi di rappresentanza o amministrativi (dovrebbe solamente poter votare e partecipare ai lavori in aula ma non nelle commissioni), un prelato dovrebbe essere allontanato dai luoghi pubblici e spostato in "ufficio" al fine di, eventualmente, allontanarlo completamente dai soggetti a rischio (meglio ancora sarebbe se venisse sospeso dal servizio sacerdotale per la durata del processo), un operatore sanitario dovrebbe essere allontanato dal proprio incarico e, se appartenente ad un ordine con albo, dovrebbe essere sospeso dall'ordine per la durata del processo.
Vi è poi la questione della legittimazione popolare e della legalità. Queste ultime elezioni regionali hanno visto, in diverse regioni, la partecipazione alla competizione anche di liste "irregolari"; è di questa settimana la notizia che il Piemonte dovrà ricontare circa 15.000 schede attribuite al leghista Cota, attualmente Presidente della Regione. La questione non è di poco conto, infatti, la differenza di voti tra l'esponente di centro-destra e la candidata del centro-sinistra (Mercedes Bresso) è stata di appena 9.000 voti quindi, nel caso in cui le 15.000 schede in questione dovessero risultare "non valide" il risultato elettorale risulterebbe, di fatto, ribaltato con una vittoria da parte del centro-sinistra; in tal caso la questione si farebbe ancora più complicata dal momento che il Piemonte è una delle due regioni in cui il PdL, accogliendo le richieste degli alleati leghisti, aveva candidato un esponente del "Carroccio".
In questo caso la questione "morale" e "legale" si sono "mescolate" quando il Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, ha rilasciato una nota in cui auspica che "il volere popolare non venga ribaltato dal volere giudiziario"; ebbene, dopo il "decreto salva liste", il leader del PdL interviene nuovamente in faccende delicate dove, tanto per cambiare, è, in un certo senso, parte in causa. In un paese "normale" la legge farebbe il proprio corso e se, una o più liste, dovessero risultare "irregolari" le parti ne prenderebbero atto e si applicherebbe la legge ma, visto che l'Italia non è un paese "normale", il Presidente del Consiglio interviene in una materia che non gli spetta cercando di "imporre" la propria idea di "legalità".
In un paese "normale" la vita di tutti i cittadini sarebbe normata dalle leggi e non dal "volere popolare" (ottenuto magari anche in modo irregolare o comunque aggirando o non rispettando le leggi stesse) che, secondo chi di governa, è un valore "supremo"; di fatto il Presidente del Consiglio Berlusconi confonde il "consenso elettorale", non popolare, con la "legge dell'audience televisivo": un programma, in questo caso una persona o un partito, è legittimato non dai contenuti che propone quanto dal numero di spettatori che lo seguono. E' proprio in base a questa "legge" che negli ultimi anni (se non decenni) si è avuto un continuo calo della qualità dei prodotti televisivi trasmessi sui canali italiani: una volta, all'inizio della storia della televisione italiana, vi erano trasmissioni che portavano la cultura nelle case, o nei locali pubblici, degli italiani, vi erano perfino delle trasmissioni dove si tenevano lezioni di lingua italiana studiate per combattere l'analfabetismo; oggi, invece, la continua rincorsa allo share ha portato al proliferarsi di reality e trasmissioni il cui livello culturale e sociale è, quantomeno, dubbio e questo, purtroppo, avviene anche sui canali della TV di Stato che, invece, dovrebbero porre in cima ai propri interessi non l'audience ma il servizio pubblico. Del resto credo che basterebbe prendere in esame il palinsesto di una settimana qualunque per scoprire che le ore di trasmissioni culturali e di approfondimento sono una frazione rispetto a quelle dedicate ai programmi sportivi e di intrattenimento.
Spero solamente che questa tendenza assunta della Politica muti. Spero che gli italiani aprano gli occhi e le orecchie e che si rendano conto del fatto che la "questione morale" non è una questione secondaria e che la libertà (sia essa di pensiero, d'opinione, d'informare, di indagare, ...) è un bene prezioso che deve essere salvaguardato sempre ed in ogni sua forma. Se l'intercettazione di una conversazione privata può offrirci una visione più piena di chi ci governa, ben venga. Se una mia conversazione privata viene sentita da qualcuno, chi se ne frega (non ho nulla da nascondere, io). Se una conversazione di un esponente politico, o del mondo degli affari, può far emergere interessi "occulti" o di "malaffare", ben venga.
Agli "amici" del PdL faccio, in fine, un invito. Al vostro leader, e credo anche a voi, i comunisti fanno tanta paura per il totalitarismo ma, per favore, riflettete sull'atteggiamento assunto dal vostro "idolo", Silvio Berlusconi: solo nei regimi "comunisti", come la Cina, vi è un controllo ed un bavaglio dei media da parte del governo, solo nei regimi "comunisti" i dissidenti, coloro che non la pensano come chi governa, vengono allontanati o imprigionati, così come avviene a Cuba... A questo punto, cari "amici" del PdL, potete spiegarmi qual'è, per esempio, la differenza tra Berlusconi e Castro?
